Venerdì, 06 Novembre 2015 15:53

I segni del sacro

Si inaugura venerdì 20 dicembre 2013 una mostra collettiva dedicata al tema religioso.
Lo studio Rensi, trasferitosi da qualche mese dalla sede storica di via S. Marco presso la vicina via Marchetti 28 (tra i giardini S. Marco e il Liceo Musicale Bonporti) inaugura venerdì 20 dicembre, alle ore 17, una mostra collettiva d'arte dedicata al tema «I Segni del Sacro».
Saranno esposti disegni, quadri, sculture, fotografie di Marco Berlanda, Gino Castelli, Guido Polo, Pietro Verdini, Lino Lorenzin, Piermario Dorigatti, Paolo Dolzan, Paolo Tartarotti, Mauro De Carli, Mastro7, Rodolfo-Claudio-Matteo Rensi (e degli studenti del Liceo artistico Vittoria Alessandro Filippin e Ludovico Tartarotti).
All'inaugurazione saranno presenti l'assessore alla cultura del comune di Trento Andrea Robol e il Presidente del Consiglio Regionale Diego Moltrer.
L'esposizione intende essere la prima di una serie di appuntamenti tematici dedicati alla creatività dei migliori artisti che hanno trovato (e trovano) linfa espressiva nel territorio trentino.
La mostra sarà visitabile dal lunedì al sabato dalle 15.00 alle 19.00.

SEGNI DEL SACRO - Studio Rensi
Dal cippo del Lapis Niger (sito archeologico romano del VI a.C.) in cui, per noi occidentali, trova la sua prima iscrizione - finora ritrovata - il termine sakros ci reinvia a qualcosa che vale, ha validità, un'alterità, un essere altro e diverso rispetto all'ordinario, al profano.
In Trentino, con la predicazione di S. Vigilio e dei martiri Anauniensi chiese, eremi e santuari si sostituirono - pur con qualche resistenza- ai simboli del sacro pagano.
Dal Duomo di Trento all'eremo di San Romedio dalla chiesa di S. Vigilio a Pinzolo alle innumerevoli chiesette delle Pievi nelle varie valli in cui si ramifica come un mosaico il Trentino, l'arte degli artisti ha lasciato testimonianza della devozione popolare lungo tutto il medioevo e l'età moderna (basti ricordare l'azione dei Baschenis, ma anche la realtà degli ex-voto).

Dalla metà dell'Ottocento a tutto il Novecento, l'arte sacra (in certi casi colta nel quotidiano rito della giornata contadina) ha continuato ad ispirare vari artisti del nostro territorio, ovviamente spesso in base ad una committenza religiosa.
Ecco emergere capolavori come Ave Maria a trasbordo o L'angelo della vita di Giovanni Segantini, Il suono dell'Angelus, Il presepio, Poesia della montagna di Eugenio Prati, La Madonna della pace o Il miracolo della mula (fra i tanti) di Tullio Garbari, le varie opere religiose di Carlo Bonacina e Giorgio Wenter Marini nei santuari e nelle chiesette o le incisioni di Carlo Cainelli e di Remo Wolf (del quale ricordiamo anche le vetrate policrome).
Dalla metà degli anni '50, in parte anche in seguito alla nascita dell'Ucai (l'Associazione degli Artisti Cattolici), la tematica cristiana ha interessato vari altri artisti da Marco Bertoldi a Bruno Colorio, da Eraldo Fozzer a Mariano Fracalossi, da Cirillo Grott a Guido Polo, da Luigi Senesi a Cesarina Seppi , da Ernesto Giuliano Armani a Lino Lorenzin, da Martin Demetz a Gino Novello, da Othmar Winkler a Mauro De Carli, da Carlo Sartori a Bruno Lunz.
Tra i viventi ricordiamo Marco Berlanda e Gino Castelli, Bruno Degasperi e Carlo Girardi, Annamaria Rossi Zen e Pietro Verdini, Gelsomina Bassetti e Paolo Tartarotti, Piermario Dorigatti e Paolo Dolzan, Mastro 7 (Settimo Tamanini), Marco Morelli e Livio Conta.

LE OPERE ESPOSTE
Marco Berlanda (Trento, 1932) si ispira a sentimenti elementari , pulsionali, figure e paesaggi in lui rimandano all'antigrazioso; un naïfs di spessore, tra Rousseau il Doganiere e Pietro Ghizzardi, con un pizzico di Soutine.

L'opera di Gino Castelli (Riva del Garda, 1929), immerge invece il suo sguardo solitario nell'aurea di una certa pittura della corrente Metafisica-Novecentesca legata al Realismo magico; ai paesaggi ancestrali e alle figure sognanti ha talora affiancato una natura in pericolo in cui dei lignei crocifissi medievali si mescolano alle maschere dell'alienazione, interpretando con stile originale il simbolismo ambiguo e liricamente drammatico di Ensor.

Guido Polo (Borgo Valsugana 1898 - Trento 1988) è un incisore, illustratore e pittore trentino. Ha studiato a Trento, a Vienna e a celebrity porn Monaco (1928-30) dove è entrato in contatto con F. L. Masereel.
Autore di incisioni, dalle aspre intonazioni espressioniste, ha lasciato anche disegni e acquerelli nei quali manifesta una visione del quotidiano più intima e vibrante.
La sua ricca opera grafica (illustrazioni per riviste e quotidiani, bozzetti, manifesti, ecc.) è conservata nei maggiori musei italiani ed esteri.
Oltre a disegni sui principi vescovi, il tema della religione - non diffuso in lui - ha toccato prevalentemente i soggetti della croce e delle processioni.
«Non è più la forma che lo interessa, ma la luce. I suoi colori non sono mai splendenti. Polo è uno dei pittori meno 'monumentali' in un paese, come il nostro, dove, anche grandi maestri, non sfuggono dalla sollecitazione della retorica. In Polo questo non avviene mai, il suo attento spirito critico lo mantiene [...] su una linea costante di effetto mutuato dal silenzio delle forme, dalla bassa tonalità, dalla compostezza quasi ieratica dell'immagine, delle coloriture (Luigi Serravalli).

Pietro Verdini (Massa Carrara, 1936) ci dona una sintesi plastica d'atmosfera onirica dai rotatori ritmi elegantemente grafici: dai suoi soggetti trasuda una vena popolare che si riallaccia stilisticamente alla grande adult anime tradizione medievale del romanico giunta fino a noi anche grazie alla ricerca del perginese Tullio Garbari.

Nella pittura di Lino Lorenzin (Cittadella 1921 – Trento 1996), presente in mostra con una crocifissione, ritroviamo una vasta e precisa serie di scansioni cromatiche appena fermentate ma dilaganti in larghe zone policrome, spezzate talora da veloci e surreali interventi di linee-forza.

Piermario Dorigatti (Trento, 1954) è un pittore trentino che vive e dipinge a Milano: la sua pittura (con ascendenze CoBrA) , concepisce il colore come rimanenza, traccia residuale, nella direzione di un astrattismo figurativo in deformazione dai colori accesi, con un privilegio del giallo, il colore più difficile, forse, per un pittore. I cicli di santi e martiri sono fra le sue opere più significative.

Tra gli artisti più giovani che si sono - non occasionalmente - occupati nella propria ricerca di soggetti cristiani ricordiamo Paolo Dolzan (Mezzolombardo, 1974) che abbraccia così perdutamente la sua umanità da togliere il posto a Dio: un'umanità dilaniata che lancia i suoi urli da ogni ferita, come se ogni ferita fosse una lingua. [...] un'umanità che non sale e ristagna nell'orrore; un'umanità divisa dal divino, ridicola e superba, che merita la sconfitta e l'annullamento (Mauro Zanchi).
Un povero cristo, dei poveri martiri, brutalmente spettrali, rappresentativi di tutti i respinti della terra il cui urlo è conseguenza di una caotica pulsione sadica più che del compimento provvidenziale di un destino di redenzione.

Paolo Tartarotti (Trento, 1958), seguace delle grande avanguardie europee novecentesche, fin dall'inizio della sua ricerca artistica è rimasto affascinato dal forte espressivismo coloristico della pittura di impegno sociale di Renato Guttuso: antico amore che gli ha lasciato sia un indomito impegno a confrontarsi con le grandi tematiche storiche della pace, della giustizia e della libertà, sia il piacere d'un cromatismo forte e vitalistico.
Il suo lavoro cromatico - prevalentemente, ma non esclusivamente, informale - si sviluppa spesso seguendo un gioco dialettico di colori contrapposti. Alcune sue opere di soggetto religioso - di costruzione figurativa - sono presenti nelle chiese del Trentino.

Per Mauro De Carli (Trento 1944-2008), allievo e collaboratore di Marino Marini e Gino Meloni, docente di materie plastiche, è necessario anche se inattuale affermare un rapporto diretto, senza intermediazioni, tra artista e popolo.
Scultore potente, della materia necessaria, ha saputo imprimere un'istanza lirica alla gravità del proprio sostrato plastico: teste, busti, corpi statici o dinamici, animali e santi, testimoniano l'atto di una dedizione assoluta al fare artistico-demiurgico.
Vari i soggetti sacri nella sua produzione: tra questi quel crocifisso che fu prima commissionato a De Carli (per la chiesa di Villazzano) e poi rifiutato dalla Commissione (producendo grande sofferenza in De Carli, già artista contro per natura).

Settimo Tamanini/Mastro 7 (Mattarello-Trento, 1943) all'attività di orafo, da molti anni affianca quella di artista-scultore: tra i lavori più significativi gli Alberi delle grandi Madri (la vite, l'olivo, il fico, il mandorlo, il melo, il castagno, il melograno) e le Icone (in rame).
Il Roveto ardente è un'opera di rara raffinatezza, una scultura orafa in cui l'elemento privilegiato dall'artista, il rame, si coniuga con l'argento e il similoro nel fogliame infuocato del monte Sinai. Foglie e steli sono avviluppati dalla vibrazione del fuoco sacro e tra gli elementi vegetali, quasi mimetizzate, fanno capolino le quattro lettere ebraiche del Tetragramma divino.

In mostra sono visibili anche due opere di studenti del Liceo artistico Alessandro Vittoria di Trento (un dipinto di Ludovico Tartarotti e una foto di Alessandro Filippi), nella volontà dello studio Rensi di aprire lo spazio espositivo a giovani talenti che iniziano ad elaborare una propria ricerca creativa e nel desiderio di rafforzare il proprio legame con un Istituto (fondato da Colorio nel 1953) nel quale si sono formati e/o hanno insegnato molti degli artisti sopra ricordati.
Ad affiancare i disegni, gli oli e le sculture, è presente una piccola selezione di scatti fotografici (in bianco e nero o a colori) sulla tematica religiosa realizzati dalle tre generazioni di studio Rensi (Rodolfo, Claudio e Matteo) nell'evidenza di una fedeltà assoluta ad un'arte che - come ricorda Roland Barthes - mantiene intatta la sua porzione di interiorità misteriosa, non rivelata, il suo punctum emotivo, anche oggi - possiamo aggiungere - nell'era dell'avvento del digitale.

Prof. Massimo Parolini, curatore della mostra.

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Venerdì, 06 Novembre 2015 15:17

Quelle finestre dell’anima

5 aprile 2014

Si hd mobile porn è inaugurata nei giorni scorsi presso Palazzo Trentini a Trento, alla presenza del Presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento Bruno Dorigatti, del sindaco di Trento Alessandro Andreatta e del senatore Panizza, la mostra "Gino Castelli-Mastro 7: Finestre dell'anima".
La mostra apriva l'anno espositivo della prestigiosa sede che si conferma come luogo privilegiato per la riflessione artistica provinciale.
La presentazione è stata fatta dal giornalista Franco de Battaglia, dal decano del Capitolo del Duomo Mons. Lodovico Maule e da Micaela Vettori, esperta di innovazione e relazioni con il territorio presso l'Istituto di Ricerca Fondazione Bruno Kessler di Trento.
In mostra sono esposte oltre sessanta opere del pittore di Trento Gino Castelli, tra cui 50 oli, assieme a chine e pastelli in dialogo con una quindicina di opere in rame a fuoco soffiato dello scultore-orafo Settimo Tamanini, artista Mastro7. Curatori Massimo Parolini e Sabina Castelli.
Le opere di Castelli coprono un periodo di produzione artistica che va da metà anni '60 ai giorni nostri. Come ha scritto Maurizia Tazartes (critica di levatura nazionale con all'attivo svariate monografie su autori come Vermeer, Rembrandt, Pontormo, Dosso Dossi) nella sua introduzione al catalogo "Gino Castelli si accosta alla pittura a trentasei anni, nel 1965, con un'esperienza di cartografo. Formazione che influisce sulla minuzia dei disegni e pastelli e si intreccia, per contrasto, con i volumi delle pitture".
Ed ecco il respiro dei boschi trentini, il rumore del vento e dei ruscelli, i panni al sole, le donne, tutte con grandi occhi chiari. Sullo sfondo delle figure si affacciano i "casoni" visti da bambino.
Le chine degli anni Settanta - Ottanta rappresentano ancora paesaggi, con solide case bianche immerse in una natura celebrity nudes arabescata e ondulata, in cui alberi, colline, montagne si trasformano in attraenti tele di ragno".
Per la critica "Gli eleganti grovigli, creati dalla natura, ricordano le preziosità del Tardogotico e le pagine miniate dei Libri d'Ore".
"L'iconografia si amplia, nei dipinti di fronte ai paesaggi compaiono volti stralunati o pensosi, curiosi e inquietanti Pierrots. naked celebrities Sotto quelle intriganti figure si dipana l'autobiografia di Gino, perché quel Pierrot è sempre lui e quella Gioconda dagli occhi chiari è sempre la moglie, la sua modella".
Poi, negli anni Novanta, la scoperta definitiva di Venezia. Ogni angolo della città viene esplorato in lunghi soggiorni rigeneranti da parte del pittore, che osserva cose che spesso agli altri sfuggono".
Mastro7, invece, presenta alcuni dei suoi "Alberi delle Grandi Madri" ( celebrity nudes il castagno, il melo, la vite, il melograno, il fico), le opere della serie "Frammenti di Icone" e "Gocce di Fuoco", del periodo 2000-2013.
In lui si è realizzata una rivoluzione copernicana: dal microcosmo famous people del gioiello, alle possenti vertigini della scultura. L'albero, scultura vivente, nostro progenitore in profonda armonia con l'universo, è la fonte a cui ha attinto ispirazione. La scultura, nodo inesplicabile, grande enigma del rapporto tra materia e spirito, ha fatto riemergere, con prepotenza, le forme primordiali che giacciono addormentate nel profondo del midollo delle sue ossa.
Il fuoco, cr gay fuck eatore della fiamma, muta la materia che diviene duttile, prende forme a lei sconosciute e le trattiene ad imperitura memoria.
Registra dentro le pieghe, nelle sue scabrosità, nei sottosquadra, campiture battute a fuoco, che sprigionano indescrivibili colorazioni.

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Giovedì, 05 Novembre 2015 17:53

Paesaggi nell'arte trentina

Paesaggio: alberi, fiori, montagne, marine, campagne, vedute hanno ispirato nei secoli curiosità, paura, desiderio. Come ci ricorda il critico d'arte inglese Kenneth Clark (nel suo memorabile saggio "Il paesaggio nell'arte") l'uomo ha ricreato gli elementi naturali nella sua immaginazione per riflettervi i propri sentimenti. "Siamo giunti a considerarli come elementi costitutivi di una idea che abbiamo chiamato 'natura'. La pittura di paesaggio segna le tappe della nostra concezione della natura. Le sue origini, il suo sviluppo a partire dal medioevo si collocano in una nuova fase, in cui, ancora una volta, lo spirito umano tenta di creare un'armonia con l'ambiente che lo circonda. Nella fase dell'antichità mediterranea, profondamente radicata nel senso greco dei valori umani, il concetto di natura aveva svolto una parte subordinata" (ibid). Dall'età ellenistica -in cui si avvia una pittura del paesaggio soprattutto per fini decorativi- alla Land art degli anni Settanta del Novecento -in cui il paesaggio naturale reale diviene oggetto di modificazioni artistiche con grandi installazioni che prevedono anche il deterioramento da parte degli agenti naturali delle installazioni stesse (vedi l'esperienza artistica di Arte Sella in Trentino iniziata nel 1986)- il paesaggio non ha mai cessato di influenzare l'azione creativa dell'uomo, diventando via via simbolico, realistico, fantastico, ideale.
La mostra "Paesaggi nell'arte trentina" ospitata dallo Studio Rensi a Trento rappresenta, pur senza pretese di completezza ed esaustività, una panoramica significativa dell'attenzione privilegiata dedicata da alcuni tra i più rappresentativi artisti trentini dalla fine dell'Ottocento ai giorni nostri al soggetto paesaggistico, nelle sue varie sfaccettature. La mostra segue di un anno un'altra esposizione collettiva, dedicata l'anno scorso al tema religioso nell'arte trentina ("I segni del sacro"), ribadendo la volontà dello studio fotografico gestito da Claudio Rensi (in continuità elettiva col fondatore, il padre Rodolfo) di porsi come luogo privilegiato d'incontro tra la ricerca pittorica, fotografica e plastica nella città di Trento, in dialogo con le mostre curate dalle gallerie e dai musei d'arte pubblici nel nostro territorio provinciale.
Una trentina gli artisti coinvolti, con opere prestate da collezionisti privati (in alcuni casi familiari o dagli stessi artisti viventi):
da BASILIO ARMANI, nel cui cartoon porn videos paesaggio notiamo un gusto narrativo nell'uso dell'acquerello all'inglese che risente della sua produzione grafico-incisoria ad EUGENIO PRATI, che con i suoi "Casolari a Ospedaletto" ci dona un piccolo scorcio paesano con tabie introdotto da un arco a tutto sesto che inquadra lo scorcio prospettico di un edificio rustico, asciutto nella luce e nell'uso di colori prevalentemente neutri, dal tocco macchiaiolo; dal solandro BARTOLOMEO BEZZI, il cui paesaggio alpino con ruscello ha i poetici grigi di Corot, mescolati ai silenzi di Segantini a UMBERTO MOGGIOLI, in cui il naturalismo di Ca' Pesaro si realizza nel paesaggio della campagna veneta di ampio respiro inondato da una luce argentea, cadenzato negli accordi tonali del verde, del giallo-oro e del grigio-azzurro con pennellata corposa texturizzata a piccoli tasselli; da GINO PANCHERI, il cui "Paesaggio con covoni" ci restituisce la realtà agreste trentina con campi e terrazzamenti su fasce orizzontali in un dipinto caratterizzato da pennellate soffuse nei toni grigio-verdi, dagli impasti morbidi con andamenti lirici tipici del periodo della sua produzione degli anni '40; all'amico CARLO BONACINA, presente in mostra con due quadri realizzati a trentanni di distanza: nel primo ("La stazione di Cles" del '29), notiamo il plasticismo e tonalismo italiano novecentesco metafisico, che inserisce il paesaggio antropico abbandonato all'interno di un contesto naturalistico alpino; nel secondo ("Cortile veronese" del '59), la strutturazione geometrica del paesaggio in dialogo con esuberanza cromatica di lontana ascendenza fauves. Strutturazione e geometrismo che possiamo notare anche nel quadro "La pergola", del grande incisore REMO WOLF, che se nell'opera grafica evidenzia un tratto nordico quasi espressionistico, nella produzione ad olio pare quasi volersi distaccare con violenza avvicinandosi al gusto mediterraneo per i colori caldi e materici. Di LUIGI BONAZZA in mostra è esposta un' incisione acquerellata (acquaforte su acciaio) di uno scorcio di betulle, memore della lezione secessionista viennese nell'eleganza compositiva e cromatica basata sul cadenzare degli alberi su rigorose linee verticali innestate sull'andamento diagonale dinamico della collina; per continuità tematica gli è affiancata la foto " Il bosco incantato" di CLAUDIO RENSI (presente anche con le immagini, sempre in suggestivo bianco e nero, "Risveglio in Valsugana", "La carezza della neve", "Prime luci a Canzolino"); in G. A. DALLABRIDA, presente con il quadro "La sepoltura" (già inserito nella mostra e catalogo dedicatogli dalla Galleria Civica di Trento nel 1990, a cura di Fiorenzo Degasperi e Danilo Eccher) il paesaggio naturale è rappresentato da una fitta vegetazione e dalle sagome bluastre dei monti che fanno da pendant ad un tema aneddotico dell'autore, che traduce un evento quotidiano in senso grottesco: i necrofori, privi di volume, quasi fantasmi evanescenti, sono avvicinati, nelle dimensioni, alla chiesa, senza il rispetto delle prospettiva. A partire da Bezzi, passando per la scuola di Burano (con, tra gli altri, Moggioli e Luigi Pizzini) vari pittori trentini del Novecento hanno poi proseguito nell'affiancamento del paesaggio veneto (e in particolare lagunare) a quello del genius loci trentino: tra questi GUIDO POLO, il cui "silenzio delle forme, dalla bassa tonalità, dalla compostezza quasi ieratica dell'immagine, delle coloriture" (come ebbe a scrivere Luigi Serravalli) è presente in mostra in un piccolo olio del 1926 ("Canale veneziano") e in un successivo "Paesaggio" (dall'atmosfera morandiana). Di BRUNO COLORIO, al quale nel 2011 il Mart ha dedicato un'antologica a Palazzo Trentini a Trento (a cura di Margherita de Pilati), sono presenti in mostra due dipinti che raffigurano scorci di case abbarbicate sulla collina: il primo ("Calisio al tramonto") presenta un accostamento alla visione naturale strutturato in minute e vivacissime giustapposizioni cromatiche dall'andamento dinamico; nel secondo ("Case sulla Marzola"), l'organizzazione dello spazio prelude ai successivi sviluppi astratti; l'approccio emotivo, infatti, si placa per mezzo di una maggiore bidimensionalità e graduazione tonale delle pezzature ora scalate sulle gamme dei grigi-verdi e dei violetti. Di ALDO SCHMID (presente in questi mesi, assieme a Luigi Senesi, Giorgio Wenter Marini, Mauro Cappelletti, Gianni Pellegrini, Diego Mazzonelli, ad una mostra su "Astrazione oggettiva" alla Civica di Trento curata da Giovanna Nicoletti) l'esposizione dona in visione al visitatore un paesaggio di metà anni Cinquanta, periodo in cui il futuro sperimentatore dell'astrazione e della luce (nella cui ricerca giungerà a livelli di notevole profondità) indaga il paesaggio trentino e quello veneto (canali-porti-paesaggi veneziani) ma è già evidente il tentativo di mettere sulla tela delle presenze sinteticamente strutturate, escludendo quindi di proposito "qualunque abbandono descrittivo e compiacenza cromatica" (Silvio Branzi). Una tendenza verso l'astrazione è evidente anche nel rivano LUIGI PIZZINI, di cui è presente in mostra il paesaggio del lago di Tenno scorciato dall'alto, realizzato con l'uso della tecnica automatica dadaista-surrealista del grattage che rimanda ad una dinamica geologica in disgregazione (già esposto alla Bevilacqua La Masa di Venezia). Nel perginese RAFFAELE FANTON, presente in mostra con due opere degli anni Ottanta, abbandonato lo stile impressionista in favore di una tecnica nuova in cui ritrae il modello come una grande massa colorata spesso in contrasto con lo sfondo, notiamo la trasfigurazione lirica del paesaggio con colori freddi in verde e turchese o nelle contrapposizioni complementari; il movimento sinuoso delle linee e le forme tondeggianti rimandano al sintetismo post-impressionista mutuato attraverso l'esperienza di Cà Pesaro. Trasfigurazione lirica del paesaggio reso secondo gli stilemi di un'espressionismo naturalista che troviamo anche nell'opera di Renato Pancheri, fratello di Gino.

Due quadri di piccole dimensioni, si affiancano quindi allo "Studio Rensi": il "Paesaggio trentino invernale" di GIOVANNI ZANETTI, caratterizzato da una radura boschiva con vette sullo sfondo (con rinvio alla pittura dei chiaristi lombardi) costruite dalla luce e dal colore, nella soppressione del disegno e del segno e nella modernità della composizione anticlassica, che diventa spontanea e apparentemente semplice; il paesaggio alpino (probabilmente Val di Fiemme) di CAMILLO RASMO, apprezzato proprio per le piccole e rapide impressioni delle montagne, che il pittore esegue sul posto con poche e larghe pennellate, cogliendo con vivacità ed immediatezza i colori mutevoli della natura. CESARINA SEPPI è presente in mostra con le sue amate Dolomiti: "tutte le mie forme vengono dalla montagna. Io ho interpretato la montagna a modo mio, come un personaggio; è stata una battaglia per capirla, dovevo scalarla, calpestare la terra. Amavo raccogliere fin da piccola le pietre più strane, i fossili che si possono trovare sulle dolomiti dell'Ampezzano come il megalodonte, spesso incastonato nei banchi massicci di quelle rocce e nelle falde detritiche sulla base delle pareti, testimone di una genesi ancora così viva e tangibile. Ero incantata dalle imponenti guglie delle montagne trentine, dai ghiacciai, dalle sorgenti cristalline" (da un'intervista a Mariapia Ciaghi ne "L'eco delle Dolomiti").
Di GINO CASTELLI (al quale Palazzo Trentini ha dedicato una vasta antologica nel marzo 2014) sono esposte quattro opere: una china e tre oli. Nell'opera grafica ("Ascoltando Vivaldi") si può notare un contrappunto di trame grafiche dal tocco minuto che disegna geometrie architettoniche gravitanti in modo instabile sulla geologia dolomitica primordiale ; in "Inverno a Palù" (risalente ai primi anni di attività, 1968) "piccole case giottesche, simili a solidi colorati, ruotano sotto la neve spinte dal vento " (Maurizia Tazartes); ne "Il bosco dei pensieri" il realismo magico ci dona un paesaggio collinare fiabesco di alberi con trame da arazzo, nelle giustapposizioni vellutate nelle gamme dei verdi , degli azzurri-turchesi e delle nuvole rosate, mentre ne "Il bosco rosso" prevale il dinamismo euforico degli alberi piegati dal vento, "che non è però un vento di tempesta, ma quanto di più vicino ci sia al vento dello spirito, che soffia dove vuole, ed anima tutta la natura e le cose" (Franco de Battaglia).
Il perginese adottivo PIETRO VERDINI (originario della provincia di Massa Carrara), ci dona nel suo paesaggio una sintesi plastica d'atmosfera onirica dai rotatori ritmi elegantemente grafici: dai suoi soggetti trasuda una vena popolare che si riallaccia stilisticamente alla grande tradizione medievale del romanico giunta gay group sex fino a noi anche grazie alla ricerca di Tullio Garbari; mentre CARLO SARTORI, in "Spuntino sull'erba", si sofferma sull'archetipo della sacra famiglia in chiave contadina e folklorica dal tipico tratto deciso e plastico dell'artista di Ponte Arche, caratterizzata dalle forti contrapposizioni dei complementari rosso e verde. Di atmosfera popolare anche il paesaggio del trentino MARCO BERLANDA, nel quale l'autore si ispira a sentimenti elementari, pulsionali, rimandando all' antigrazioso; un naïf di spessore, tra Rousseau il Doganiere e Pietro Ghizzardi, con un pizzico di Soutine.
Il percorso verso l'informale e l'astrazione che si realizza anche attraverso l'uso di tecniche e materiali non tradizionali proveniente dallo Spazialismo veneziano è ravvisabile, infine, nell'opera di LINO LORENZIN (nativo di Cittadella nel padovano, ma a lungo medico a Stenico), in cui l' organizzazione cartesiana alla Saetti, l'uso di papier collet, raggrumi materici e tattili, evidenziano galleggiamenti su campiture cromatiche d'atmosfera spazialista; così come nei grandi tondi "Le cime dei Lumi" di PAOLO TARTAROTTI, e "Blue Spiral" di FABIO SEPPI: entrambi docenti di laboratorio artistico presso il Liceo artistico "Vittoria" di Trento. Tartarotti alterna, nella propria ricerca, l'uso della figura umana con una tendenza alla destrutturazione delle forme ed all'apporto decorativo e materico. Seppi, dopo alcuni anni nei quali ha privilegiato l'analisi della forma oggettuale, indirizza il proprio interesse verso una sintesi tra elementi materici pittorici (ad es. la foglia oro), elementi decorativi rielaborati, forme (come il cerchio) e colori (limitati, come il rosso, il giallo-oro, il blu alchemico) di tensione spirituale orientaleggiante.
In GIULIANO ORSINGHER, infine, la cavità della pietra granitica grigia del Vanoi, disegnata e scolpita, si pone nell'attesa, atta ad accogliere il messaggio della natura che invia -baudelairianamente- confuse parole, simboli, corrispondenze evocative. Il gusto materico e tattile del quadro in rilievo su una trama monocroma movimentata da vibrazioni luminose comunica con la Teen Porn scultura in acciaio sormontata dalla pietra granitica che sembra partorire e accogliere -in atto di cura- un altro piccolo sasso di fiume, quasi in una grammatica materica in dialogo continuo col cosmo.

Una panoramica, dicevamo in apertura, sicuramente non esaustiva ma di qualità, che può offrire ai visitatori un'occasione di piacere estetico e raffinamento spirituale.

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