Giovedì, 05 Novembre 2015 17:53

Paesaggi nell'arte trentina

Paesaggio: alberi, fiori, montagne, marine, campagne, vedute hanno ispirato nei secoli curiosità, paura, desiderio. Come ci ricorda il critico d'arte inglese Kenneth Clark (nel suo memorabile saggio "Il paesaggio nell'arte") l'uomo ha ricreato gli elementi naturali nella sua immaginazione per riflettervi i propri sentimenti. "Siamo giunti a considerarli come elementi costitutivi di una idea che abbiamo chiamato 'natura'. La pittura di paesaggio segna le tappe della nostra concezione della natura. Le sue origini, il suo sviluppo a partire dal medioevo si collocano in una nuova fase, in cui, ancora una volta, lo spirito umano tenta di creare un'armonia con l'ambiente che lo circonda. Nella fase dell'antichità mediterranea, profondamente radicata nel senso greco dei valori umani, il concetto di natura aveva svolto una parte subordinata" (ibid). Dall'età ellenistica -in cui si avvia una pittura del paesaggio soprattutto per fini decorativi- alla Land art degli anni Settanta del Novecento -in cui il paesaggio nude celebrities naturale reale diviene oggetto di modificazioni artistiche con grandi installazioni che prevedono anche il deterioramento da parte degli agenti naturali delle installazioni stesse (vedi l'esperienza artistica di Arte Sella in Trentino iniziata nel 1986)- il paesaggio non ha mai cessato di influenzare l'azione creativa dell'uomo, diventando via via simbolico, realistico, fantastico, ideale.
La mostra "Paesaggi nell'arte trentina" ospitata dallo Studio Rensi a Trento famous people rappresenta, pur senza pretese di completezza ed esaustività, una panoramica significativa dell'attenzione privilegiata dedicata da alcuni tra i più rappresentativi artisti trentini dalla fine dell'Ottocento ai giorni nostri al soggetto paesaggistico, nelle sue varie sfaccettature. La mostra segue di un anno un'altra esposizione collettiva, dedicata l'anno scorso al tema religioso nell'arte trentina ("I segni del sacro"), ribadendo la volontà dello studio fotografico gestito da Claudio Rensi (in continuità elettiva col fondatore, il padre Rodolfo) di porsi come luogo privilegiato d'incontro tra la ricerca pittorica, fotografica e plastica nella città di Trento, in dialogo con le mostre curate dalle gallerie e dai musei d'arte pubblici nel nostro territorio provinciale.
Una trentina gli artisti coinvolti, con opere prestate da cartoon porn pics collezionisti privati (in alcuni casi familiari o dagli stessi artisti viventi):
da BASILIO ARMANI, nel cui paesaggio notiamo un gusto narrativo nell'uso dell'acquerello all'inglese che risente della sua produzione grafico-incisoria ad EUGENIO PRATI, che con i suoi "Casolari a Ospedaletto" ci dona un piccolo scorcio paesano con tabie introdotto da un arco a tutto sesto che inquadra lo scorcio prospettico di un edificio rustico, asciutto nella luce e nell'uso di colori prevalentemente neutri, dal tocco macchiaiolo; dal solandro BARTOLOMEO BEZZI, il cui paesaggio alpino con ruscello ha i poetici grigi di Corot, mescolati ai silenzi di Segantini a UMBERTO MOGGIOLI, in cui il naturalismo di Ca' Pesaro si realizza nel paesaggio della campagna veneta di ampio respiro inondato da una luce argentea, cadenzato negli accordi tonali del verde, del giallo-oro e del grigio-azzurro con pennellata corposa texturizzata a piccoli tasselli; da GINO PANCHERI, il cui "Paesaggio con covoni" ci restituisce la realtà agreste trentina con campi e terrazzamenti su fasce orizzontali in un dipinto caratterizzato da pennellate soffuse nei toni grigio-verdi, dagli impasti morbidi con andamenti lirici tipici del periodo della sua produzione degli anni '40; all'amico CARLO BONACINA, presente in Asian Porn mostra con due quadri realizzati a trentanni di distanza: nel primo ("La stazione di Cles" del '29), notiamo il plasticismo e tonalismo italiano novecentesco metafisico, che inserisce il paesaggio antropico abbandonato all'interno di un contesto naturalistico alpino; nel secondo ("Cortile veronese" del '59), la strutturazione geometrica del paesaggio in dialogo con esuberanza cromatica di lontana ascendenza fauves. Strutturazione e geometrismo che possiamo notare anche nel quadro "La pergola", del grande incisore REMO WOLF, che se nell'opera grafica evidenzia un tratto nordico quasi espressionistico, nella produzione ad olio pare quasi volersi distaccare con violenza avvicinandosi al gusto mediterraneo per i colori caldi e materici. Di LUIGI BONAZZA in mostra è esposta un' incisione acquerellata (acquaforte su acciaio) di uno scorcio di betulle, memore della lezione secessionista viennese nell'eleganza compositiva e cromatica basata sul cadenzare degli alberi su rigorose linee verticali innestate sull'andamento diagonale dinamico della collina; per continuità tematica gli è affiancata la foto " Il bosco incantato" di CLAUDIO RENSI (presente anche con le immagini, sempre in suggestivo bianco e nero, "Risveglio in Valsugana", "La carezza della neve", "Prime luci a Canzolino"); in G. A. DALLABRIDA, presente con il quadro "La sepoltura" (già inserito nella mostra e catalogo dedicatogli dalla Galleria Civica di Trento nel 1990, a cura di Fiorenzo Degasperi e Danilo Eccher) il paesaggio naturale è rappresentato da una fitta vegetazione e dalle sagome bluastre dei monti che fanno da pendant ad un tema aneddotico dell'autore, che traduce un evento quotidiano in senso grottesco: i necrofori, privi di volume, quasi fantasmi evanescenti, sono avvicinati, nelle dimensioni, alla chiesa, senza il rispetto delle prospettiva. A partire da Bezzi, passando per la scuola di Burano (con, tra gli altri, Moggioli e Luigi Pizzini) vari pittori trentini del Novecento hanno poi proseguito nell'affiancamento del paesaggio veneto (e in particolare lagunare) a quello del genius loci trentino: tra questi GUIDO POLO, il cui "silenzio delle forme, dalla bassa tonalità, dalla compostezza quasi ieratica dell'immagine, delle coloriture" (come ebbe a scrivere Luigi Serravalli) è presente in mostra in un piccolo olio del 1926 ("Canale veneziano") e in un successivo "Paesaggio" (dall'atmosfera morandiana). Di BRUNO COLORIO, al quale nel 2011 il Mart ha dedicato un'antologica a Palazzo Trentini a Trento (a cura di Margherita de Pilati), sono presenti in mostra due dipinti che raffigurano scorci di case abbarbicate sulla collina: il primo ("Calisio al tramonto") presenta un accostamento alla visione naturale strutturato in minute e vivacissime giustapposizioni cromatiche dall'andamento dinamico; nel secondo ("Case sulla Marzola"), l'organizzazione dello spazio prelude ai successivi sviluppi astratti; l'approccio emotivo, infatti, si placa per mezzo di una maggiore bidimensionalità e graduazione tonale delle pezzature ora scalate sulle gamme dei grigi-verdi e dei violetti. Di ALDO SCHMID (presente in questi mesi, assieme a Luigi Senesi, Giorgio Wenter Marini, Mauro Cappelletti, Gianni Pellegrini, Diego Mazzonelli, ad una mostra su "Astrazione oggettiva" alla Civica di Trento curata da Giovanna Nicoletti) l'esposizione dona in visione al visitatore un paesaggio di metà anni Cinquanta, periodo in cui il futuro sperimentatore dell'astrazione e della luce (nella cui ricerca giungerà a livelli di notevole profondità) indaga il paesaggio trentino e quello veneto (canali-porti-paesaggi veneziani) ma è già evidente il tentativo di mettere sulla tela delle presenze sinteticamente strutturate, escludendo quindi di proposito "qualunque abbandono descrittivo e compiacenza cromatica" (Silvio Branzi). Una tendenza verso l'astrazione è evidente anche nel rivano LUIGI PIZZINI, di cui è presente in mostra il paesaggio del lago di Tenno scorciato dall'alto, realizzato con l'uso della tecnica automatica dadaista-surrealista del grattage che rimanda ad una dinamica geologica in disgregazione (già esposto alla Bevilacqua La Masa di Venezia). Nel perginese RAFFAELE FANTON, presente in mostra con due opere degli anni Ottanta, abbandonato lo stile impressionista in favore di una tecnica nuova in cui ritrae il modello come una grande massa colorata spesso in contrasto con lo sfondo, notiamo la trasfigurazione lirica del paesaggio con colori freddi in verde e turchese o nelle contrapposizioni complementari; il movimento sinuoso delle linee e le forme tondeggianti rimandano al sintetismo post-impressionista mutuato attraverso l'esperienza di Cà Pesaro. Trasfigurazione lirica del paesaggio reso secondo gli stilemi di un'espressionismo naturalista che troviamo anche nell'opera di Renato Pancheri, fratello di Gino.

Due quadri di piccole dimensioni, si affiancano quindi allo "Studio Rensi": il "Paesaggio trentino invernale" di GIOVANNI ZANETTI, caratterizzato da una radura boschiva con vette sullo sfondo (con rinvio alla pittura dei chiaristi lombardi) costruite dalla luce e dal colore, nella soppressione del disegno e del segno e nella modernità della composizione anticlassica, che diventa spontanea e apparentemente semplice; il paesaggio alpino (probabilmente Val di Fiemme) di CAMILLO RASMO, apprezzato proprio per le piccole e rapide impressioni delle montagne, che il pittore esegue sul posto con poche e larghe teen gay pennellate, cogliendo con vivacità ed immediatezza i colori mutevoli della natura. CESARINA SEPPI è presente in mostra con le sue amate Dolomiti: "tutte le mie forme vengono dalla montagna. Io ho interpretato la montagna a modo mio, come un personaggio; è stata una battaglia per capirla, dovevo scalarla, calpestare la terra. Amavo raccogliere fin da piccola le pietre più strane, i fossili che si possono trovare sulle dolomiti dell'Ampezzano come il megalodonte, spesso incastonato nei banchi massicci di quelle rocce e nelle falde detritiche sulla base delle pareti, testimone di una genesi ancora così viva e tangibile. Ero incantata dalle imponenti guglie delle montagne trentine, dai ghiacciai, dalle sorgenti cristalline" (da un'intervista a Mariapia Ciaghi ne "L'eco delle Dolomiti").
Di GINO CASTELLI (al quale Palazzo Trentini ha dedicato una vasta antologica nel marzo 2014) sono esposte quattro opere: una china e tre oli. Nell'opera grafica ("Ascoltando Vivaldi") si può notare un contrappunto di trame grafiche dal tocco minuto che disegna geometrie architettoniche gravitanti in modo instab mobile porn movies ile sulla geologia dolomitica primordiale ; in "Inverno a Palù" (risalente ai primi anni di attività, 1968) "piccole case giottesche, simili a solidi colorati, ruotano sotto la neve spinte dal vento " (Maurizia Tazartes); ne "Il bosco dei pensieri" il realismo magico ci dona un paesaggio collinare fiabesco di alberi con trame da arazzo, nelle giustapposizioni vellutate nelle gamme dei verdi , degli azzurri-turchesi e delle nuvole rosate, mentre ne "Il bosco rosso" prevale il dinamismo euforico degli alberi piegati dal vento, "che non è però un vento di tempesta, ma quanto di più vicino ci sia al vento dello spirito, che soffia dove vuole, ed anima tutta la natura e le cose" (Franco de Battaglia).
Il perginese adottivo PIETRO VERDINI (originario della provincia di Massa Carrara), ci dona nel suo paesaggio una sintesi plastica d'atmosfera onirica dai rotatori ritmi elegantemente grafici: dai suoi soggetti trasuda una vena popolare che si riallaccia stilisticamente alla grande tradizione medievale del romanico giunta fino a noi anche grazie alla ricerca di Tullio Garbari; mentre CARLO SARTORI, in "Spuntino sull'erba", si sofferma sull'archetipo della sacra famiglia in chiave contadina e folklorica dal tipico tratto deciso e plastico dell'artista di Ponte Arche, caratterizzata dalle forti contrapposizioni dei complementari rosso e verde. Di atmosfera popolare anche il paesaggio del trentino MARCO BERLANDA, nel quale l'autore si ispira a celebrity porn sentimenti elementari, pulsionali, rimandando all' antigrazioso; un naïf di spessore, tra Rousseau il Doganiere e Pietro Ghizzardi, con un pizzico di Soutine.
Il p gay movies ercorso verso l'informale e l'astrazione che si realizza anche attraverso l'uso di tecniche e materiali non tradizionali proveniente dallo Spazialismo veneziano è ravvisabile, infine, nell'opera di LINO LORENZIN (nativo di Cittadella nel padovano, ma a lungo medico a Stenico), in cui l' organizzazione cartesiana alla Saetti, l'uso di papier collet, raggrumi materici e tattili, evidenziano galleggiamenti su campiture cromatiche d'atmosfera spazialista; così come nei grandi tondi "Le cime dei Lumi" di PAOLO TARTAROTTI, e "Blue Spiral" di FABIO SEPPI: entrambi docenti di laboratorio artistico presso il Liceo artistico "Vittoria" di Trento. Tartarotti alterna, nella propria ricerca, l'uso della figura umana con una tendenza alla destrutturazione delle forme ed all'apporto decorativo e materico. Seppi, dopo alcuni anni nei quali ha privilegiato l'analisi della forma oggettuale, indirizza il proprio interesse verso una sintesi tra elementi materici pittorici (ad es. la foglia oro), elementi decorativi rielaborati, forme (come il cerchio) e colori (limitati, come il rosso, il giallo-oro, il blu alchemico) di tensione spirituale orientaleggiante.
In GIULIANO ORSINGHER, infine, la cavità della pietra granitica grigia del Vanoi, disegnata e scolpita, si pone nell'attesa, atta ad accogliere il messaggio della natura che invia -baudelairianamente- confuse parole, simboli, corrispondenze evocative. Il gusto materico e tattile del quadro in rilievo su una trama monocroma movimentata da vibrazioni luminose comunica con la scultura in acciaio sormontata dalla pietra granitica che sembra partorire e accogliere -in atto di cura- un altro piccolo naked celebrities sasso di fiume, quasi in una grammatica materica in dialogo continuo col cosmo.

Una panoramica, dicevamo in apertura, sicuramente non esaustiva ma di qualità, che può adult anime offrire ai visitatori un'occasione di piacere estetico e raffinamento spirituale.

Pubblicato in Mostre

Copyright © 2012 - FOTO RENSI - Via L. Marchetti, celebrity porn 28 - 38122 Trento - Tel 0461 986110 - P. IVA 02256520228 - Google+