CARLO E GIOS nude celebrities BERNARDI: RADIOGRAFIE D’ARTE ALLO STUDIO RENSI

“Le fotografie di Gios Bernardi, che ha vissuto nella professione, nella scienza, nell’impegno civile tutte le pienezze, le durezze e le contraddizioni del Novecento, vengono accostate, in questa rassegna ai dipinti del padre Carlo, un grande, originale pittore, sensibilissimo a tutte le tensioni spirituali e ai tormenti dell’Ottocento. L’accostamento va però oltre il ricordo filiale e mostra, piuttosto, quanta influenza dei dipinti paterni si trovi, pur indirettamente, nella fotografia di Gios: per la ricerca di semplificazione delle immagini, innanzitutto, per l’assenza di ogni manierismo, per la rarefazione della luce ricercata fin quasi a diventare introspezione e raggiungere in una trasparenza, o in un’ombra, l’essenza della vita”. Sono parole di Franco De Battaglia nella sua prefazione al catalogo della mostra “Carlo e Gios Bernardi. Dialogo fra padre e figlio attraverso l’arte” (a cura di Massimo Parolini e Claudio Rensi) che si inaugura venerdì 16 ottobre alle ore 17 presso lo studio Rensi di via Marchetti 28 a Trento (visitabile fino al 31 ottobre con orari 9-12/15-19). Se Gios Bernardi fotografa la cronaca di una emigrazione, di chi lascia la casa, i paesi, gli affetti, e la trasforma in un destino universale, che riguarda non solo gli attori, i protagonisti della fotografia ‘allora’, ma le comparse di oggi, gli osservatori della fotografia ‘ora’ (come scrive ancora De Battaglia), il padre Carlo Bernardi, docente per molti anni di disegno e storia dell’arte negli istituti superiori, coltivò la pittura come atto intimista e solitario, lontano da sindacati artistici e associazioni, evitando ogni attività espositiva, coltivando con coerenza la necessità assoluta della pittura –con qualche incursione nella scultura lignea-. Allievo di Camillo Bernardi, possiamo individuare in lui un certo influsso della scuola di Monaco (in particolare nella ritrattistica), di certa pittura impressionista e, in seguito, post-impressionista capesarina (soprattutto nei paesaggi). Una ricerca che si indirizza col passare degli anni verso la scomposizione della forma tramite colori-luce, mutuando la lezione del divisionismo tonale di Luigi Bonazza (formatosi alla secessione viennese). Una vocazione divisionista che muta nei latest celebrity news decenni, passando da lunghe e luminose spatolate di colore a brevi tratti a piccole tessere quadrate a mosaico , per giungere, verso la fine degli anni ’40 ad una pennellata più rotondeggiante, a macchia. La pittura si fa via più scabra ed essenziale, lasciando trasparire talora il fondo del sostrato (spesso cartone o masonite), nella dimensione del paesaggio non-finito. Carlo Bernardi partecipa al paesaggio trentino con spirito contemplativo, scomponendo le vedute con una tassellatura di matrice cézanniana materica di tinte perlopiù pastello organizzate nelle gradazioni dei giallini, dei verdi, degli azzurrini, dei malva. Alcuni dipinti lasciano emergere l’evanescenza di un lacerto di affresco dove le pause delle tinte più diafane donano respiro all’ordito cromatico dei tasselli. I paesaggi di Bernardi sono prevalentemente la collina di Trento, la Valsugana (Pergine, col suo castello, Caldonazzo, col suo lago, Tenna, la Val dei Mocheni), il pinetano (Bedollo, il lago di Piazze, Baselga), la Val di Sole. Spesso, come Cézanne col suo monte di Sainte Victoire, egli riproduce più volte, magari in stagioni diverse, lo stesso angolo di paesaggio, dalla stessa angolatura, ricercando nuove emozioni a colloquio con forme e luce. La mostra su Carlo e Gios Bernardi fa seguito alle mostre “Paesaggi nell’arte trentina” e “I segni del sacro” dedicate dallo studio Rensi e da Massimo Parolini alla creatività dei migliori artisti che hanno operato e operano nella terra trentina, in un periodo storico nel quale, dopo la chiusura delle principali gallerie d’arte private di Trento e Rovereto che si occupavano di artisti del territorio (soprattutto Il Castello di Gualazzi a Trento e la Galleria Dusatti di Rovereto), è particolarmente urgente dare visibilità alla migliore creatività artistica del Novecento trentino.

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